..aiutate chi sta male e fanculo ai giudizi degli altri

mercoledì 21 febbraio 2007


Gli sterminatori, come i serial killer, lavorano in silenzio. I bambini giocano alla guerra, noi adulti ci rilassiamo la sera con un bel giallo, violento, spesso con mostri o vicende atroci. Il tutto entra nel nostro parco giochi e in chissà quale ripostiglio della mente va a finire. E questa potrebbe essere un'ipotesi: la riserva di violenza raccolta dalle immagini. Un razionalista non prenderebbe mai in considerazione l'idea del messaggio segreto: un'analisi del genere, non appartenendo al mondo esplicito dei segni, verrebbe indicata come insensata.
"Non dovremmo mai accennarne" dice Himmler, sempre nel discorso di Posen: ma si può parlare, allora, di una sorta di alfabeto della guerra, espresso senza segni e senza altre indicazioni? Perché si ripetono nella vita della pace comportamenti che confinano con quelli della guerra? Perché non si mettono al bando, ma si accettando determinati atteggiamenti aggressivi? Per esempio, l'Italia: nazione a volte ipocrita, metà cattolica e metà miscredente, post-comunista in parte della sua storia recente, deludente rispetto ai livelli che pur potrebbe esprimere, e anche un po' spiona stando alle ricerche sull'Ovra, per lunghi periodi non ben governata, dovrebbe essere un serbatoio di razzismo e di invito alla guerra. Ma il razzismo, anche durante le leggi razziali, non fu sentito, e quanto alla guerra, salvo una piccola percentuale di cittadini, gli italiani non sono guerrafondai. E' vero, ci fu il terrorismo negli anni '70. Ma sono pur sempre minoranze, accese da dibattiti importanti sulla rivolta, la rivoluzione, il marxismo. La Francia forse è stata più elegante, teorica e celebre: da noi la questione paralizzò generazioni intere e ancora oggi non si è spenta del tutto. La destra fu tristemente attiva negli anni di piombo, ma la maggioranza del Paese non era d'accordo né sui treni squassati dalle bombe né sui giornalisti azzoppati.
Scrive Jean Marie Domenach ne La propagande poltique (1953): "Molti sintomi indicano che una gran parte delle popolazioni europee manifestano disgusto per tutto ciò che evoca la propaganda. Il disgusto della propaganda è certamente uno dei fattori essenziali dell'astensionismo elettorale. I partiti farebbero bene a non fare troppo conto su una facoltà indefinibile come l'oblio presso le masse; è tempo di ricordare ai partiti che la propaganda non è soltanto l'annuncio di un programma attraente che non impegna niente e nessuno, ma che le risorse della menzogna finiscono per esau-rirsi". La menzogna nuoce alla propaganda, afferma animosamente Domenach, e se il mito le è essenziale, i fatti non lo sono di meno. La propaganda si nasconde dietro supposte "novità" e dietro le statistiche. Ma un dispaccio di agenzia può mentire (si veda il caso di Timisoara) e dunque è sempre più difficile distinguere tra propaganda e informazione. Intanto, occorre notare che il disgusto cui accennava lo studioso francese comincia oggi ad avere pieno effetto e la disaffezione elettorale è un sintomo allarmante ed evidente. Ma allora, perché non nascono un vero disgusto e un vero contrasto per la guerra? Risposta, quella inquietante che conosciamo: perché possono esistere guerre giuste. Ma si potrebbe rispondere a Susan Sontag che la guerra in Kosovo è scoppiata a dispetto dell'Europa che si considerava vaccinata contro mali trascorsi e nati proprio dal suo cuore e non supponeva nemmeno lontanamente insorgenze ed emergenze come quelle tra albanesi e serbi, o tra bosniaci, serbi e Croati. Fromm (Anatomia della distruttività umana, 1973) cita l'osservazione di un biografo di Himmler: "Quello che ci turba... non è solo la posizione di Himmler come capo della polizia del Reich, ma lo sterminio di molti uomini. L'infanzia e la gioventù di Himmler non danno alcuna risposta diretta a questi interrogativi". Avendo riportato questo passo, Fromm commenta che per lui non è vero; il sadismo di Himmler era profondamente radicato nella struttura del suo carattere "parecchio tempo prima che egli avesse l'opportunità di esercitarlo su scala così colossale". Fedele al suo assunto, Fromm scova nella vita di Himmler gli aspetti salienti che avrebbero dovuto rivelare la patologia di questo individuo... Ma appare più convincente l'analisi fatta su Hitler nei capitoli precedenti: quella su Himmler, a detta dello stesso Fromm (fatta con pochi documenti), resta più vacillante: e il quadro clinico non offre grandi appigli. Himmler, dice con secco realismo Fest in "Il volto del terzo Reich" (1963), è un'amalgama di settarismo e normalità, di fanatismo e razionalità amministrativa. L'analisi conferma l'impressione della banalità del male, come fu per l'altro feroce impiegato del Reich, Eichmann.

da
http://www.a-cultural-s.org/sez3p1.htm

2 commenti:

Anonimo ha detto...

sei un frocio di merda

Anonimo ha detto...

Good words.