..aiutate chi sta male e fanculo ai giudizi degli altri

domenica 4 marzo 2007

PRIMA LA VITA, POI IL PROFITTO


PRIMA LA VITA, POI IL PROFITTO
APPELLO DI MEDICI SENZA FRONTIERE


Nel 2001 alcune case farmaceutiche intrapresero una causa contro il governo sudafricano, nella persona di Nelson Mandela, "colpevole" di acquistare i farmaci anti-AIDS in Thailandia a 300 dollari annui procapite anziché a 10.000.

Tale causa fu poi ritirata sotto la pressione dell'opinione pubblica.

Ora ci risiamo.
Medici Senza Frontiere denuncia che la compagnia farmaceutica Novartis ha fatto causa al Governo Indiano perché permette la produzione di farmaci generici dai costi contenuti.

Se Novartis vincerà la causa, che inizierà alla fine di gennaio, milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l'unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.Pare infatti che non tutti nel terzo mondo possano permettersi di spendere cifre da capogiro per curarsi.Crediamo che tutto ciò non sia giusto.Per saperne di più: http://www.msf.it/C'e' una raccolta di firme in corso, per chiedere a Novartis di rinunciare all'azione giudiziaria.

È online all'indirizzo: http://www.msf.org/petition_india/italy.htmlHanno già firmato circa 200.000 persone, ma dobbiamo essere molti di più. Vi chiediamo di firmare e di fare girare questo appello ai vostri amici.
È un piccolo sforzo, ma può significare molto.
Per noi significa che qualche volta la logica del profitto dovrebbe fermarsi, almeno di fronte alla vita umana.
Grazie

La guerra dei consumi

Come in ogni guerra, anche nella guerra dei consumi ci sono vincitori e vinti. E la guerra continua, infliggendo ai vinti sempre nuove perdite, senza speranza di capovolgere le sorti del conflitto. La guerra dei consumi dura da secoli: i vincitori sono gli occidentali e i vinti sono i popoli sottosviluppati.
Non si tratta della superiorità di una razza, quella bianca, o dell’inferiorità di tutte le altre, perché fino ai primi anni dell’ottocento l’Oriente produceva e consumava più dell’Occidente. Poi ad un certo punto l’Occidente cominciò la conquista dell’Oriente con le guerre, l’oppio e le carestie e vinse la guerra dei consumi.


La guerra degli sprechi
Gli ultimi bollettini di guerra vedono la popolazione occidentale, attestata sul 12% di quella mondiale, consumare circa l’80% delle ricchezze globali. Secondo l’ultimo Rapporto del Worldwatch Institute, pubblicato recentemente in America (da marzo sarà disponibile anche in italiano), «La terra non possiede le risorse per permettere a tutti i suoi abitanti di vivere come l’europeo e l’americano medio. Che nei prossimi decenni dovrebbero ridurre fino al 90% il loro uso ineguale d’energia e materie prime. Pena: la catastrofe ecologica, sociale e psicologica del pianeta, ormai alle porte» (Corriere della Sera, 9 gennaio 2004).
Per evidenziare la possibilità di rinuncia da parte degli occidentali alla loro straripante abbondanza, il Rapporto misura i loro consumi superflui e li confronta con i bisogni indispensabili del resto del mondo: «Un quarto dell’umanità (1.7 miliardi di individui) oggi appartiene alla cosiddetta “classe dei consumisti globali”. Oltre a possedere TV, telefono e computer, questi individui — sempre più numerosi in Cina e in India — hanno adottato stili di vita un tempo esclusivi di Europa, USA e Giappone. Nel contempo, però, 2.8 miliardi di persone sopravvivono con meno di due dollari al giorno, e oltre un miliardo non ha accesso all’acqua».
Per eliminare la fame e la malnutrizione nel mondo occorrerebbero 19 miliardi di dollari, e sarebbe sufficiente che gli occidentali rinunciassero ai 18 miliardi che spendono in cosmetici. Per fornire acqua potabile al miliardo di uomini che ne sono sforniti servirebbero 10 miliardi di dollari, una cifra paragonabile al solo consumo di gelati in Europa: 11 miliardi di dollari.
Sarebbe poi sufficiente che gli occidentali rinunciassero al consumo dei 15 miliardi di dollari spesi in profumi per fornire le medicine necessarie per le cure delle donne incinte e per vaccinare tutti i bambini dei paesi poveri: 13.3 miliardi di dollari. Gli sprechi degli occidentali vanno al di là delle spese necessarie per eliminare i mali più gravi dell’umanità, e si moltiplicano in tutte le direzioni: dai 14 miliari spesi in crociere a quelli non calcolati in turismo e vacanze, o ancora ai 17 miliardi spesi in cibo per animali domestici. Il consumo di questi ultimi è pura follia, perché gli animali da compagnia sono sempre esistiti accanto all’uomo, ma si sono sempre nutriti a sufficienza con gli avanzi del loro cibo.


I primati degli Usa
I campioni mondiali dello spreco sono naturalmente gli americani: «nel paese più consumistico di tutti, gli Usa — che rappresentano il 4.5% della popolazione mondiale, ma il 25% dell’emissione di biossido di carbonio — ci sono più automobili che individui con la patente (un quarto di tutte le automobili del pianeta sono negli States).
Ma i record americani sono anche altri: 30 miliari di dollari spesi ogni anno in giocattoli (69, in media, per ogni bambino), 48 nuovi capi a testa di vestiario, 478 milioni di t-shirt, 23 milioni di nuovi computer e 40.000 chili di caviale (oltre il 40% del totale) acquistati negli ultimi 12 mesi, mentre 100 miliardi di sacchetti venivano buttati via.
Il primato più controverso riguarda forse i 30 milioni di litri di acqua usata ogni giorno in USA per irrigare i prati» (Corriere della Sera, cit). Inoltre gli USA buttano in discarica circa 10 milioni di computer ogni anno, e alcuni milioni di telefonini fanno la stessa fine, e tonnellate di rifiuti di ogni genere e tossicità.
Guerra contro la natura
Computer e telefoni cellulari non vengono riciclati, se non in minima parte, il che significa ingombrare grandi estensioni di terreno e soprattutto lasciar penetrare nel sottosuolo metalli fortemente inquinanti: «141.520 chili di piombo dei telefonini potrebbero filtrare nel suolo» (Corriere della Sera, cit).
Altri prodotti più o meno inquinanti vengono rilasciati nel terreno, basti pensare a tutti gli imballaggi e ai quattro o cinque trilioni di sacchetti di plastica prodotti nel 2002. Ai danni provocati dagli “scarti” dell’Occidente, vanno poi aggiunti quelli derivanti dallo sfruttamento dissennato delle foreste, dei terreni e dei mari: «nel 2001 oltre 4.2 milioni di tonnellate di gamberetti sono finite nei piatti dei consumatori dei paesi ricchi […] gli allevamenti di gamberetti — oltre a essere una delle industrie ittiche lucrative tra le più devastanti del mondo — utilizzano strumenti per la pesca che distruggono l’habitat sottomarino alla stregua dell’effetto delle ruspe nelle foreste tropicali, rastrellando e devastando tutto ciò che incontrano nel loro cammino» (Corriere della Sera, cit).
Un’altra forma d’annientamento dei fondali corallini avviene come conseguenza della pesca, ben più folle, dei pesci tropicali per gli acquari dei ricchi occidentali. Essa, infatti, viene praticata sciogliendo dosi nell’acqua non letali di cianuro, che però, accumulandosi, provocano la morte dei coralli.


La Cina si avvicina
Nel contrapporre i paesi ricchi ai paesi poveri, non si è tenuto conto che vi sono molti poveri nei paesi ricchi e che ci sono alcuni ricchi nei paesi poveri; dunque il consumismo sta dilagando nei paesi poveri, anche se solo tra le classi agiate. Quanto alla produzione dei beni, questa si sposta sempre di più verso i paesi poveri, dove il costo del lavoro è molto più basso: si scende dai 20.3 dollari l’ora negli USA ai 19.6 in Giappone, ai 18.4 in Europa, agli 8.1 in Corea del Sud, allo 0.5 in Cina.
Ed è proprio in quest’ultimo paese che si va concentrando la produzione dei beni di consumo di tutto il mondo: il 70% delle fotocopiatrici, il 60% dei giocattoli e delle biciclette, il 50% dei computer e delle scarpe. Ma la Cina resta sostanzialmente un paese sottosviluppato, nel quale il settore agricolo occupa ancora il 43% delle forza lavoro, concentrata nelle zone interne del paese. Nelle zone costiere, invece, si stanno concentrando gli investimenti stranieri, con tutte le conseguenza negative della globalizzazione: cementificazione, inquinamento e consumismo.
Se le attuali tendenze allo sviluppo continuassero, la Cina diventerebbe la seconda potenza industriale del mondo dopo gli USA, e anche militarmente diventerebbe una minaccia. Ma la vera minaccia sta proprio nello sviluppo industriale della Cina. Lester Brown, fondatore e Presidente del Worldwatch Institute, nel suo ultimo libro tradotto in italiano ha calcolato alcune delle conseguenze dello sviluppo in Cina: «Per raggiungere un consumo pro capite pari a quello americano, i cinesi dovrebbero aumentare la produzione di carne bovina di 49 milioni di tonnellate.
E se tutto ciò dovesse basarsi su allevamenti di stile americano, si creerebbe una richiesta di 343 milioni di tonnellate di cereali l’anno, pari all’intero raccolto di cereali in America […]. Se la Cina, con una popolazione dieci volte superiore al Giappone, dovesse seguire la stessa strada, avrebbe bisogno di 100 milioni di tonnellate di prodotti ittici, praticamente tutto il pesce pescato nel mondo […].
Se ogni cinese possedesse una o due autovetture, consumando benzina nelle stesse quantità americane, la Cina avrebbe bisogno di 80 milioni di barili di petrolio al giorno, circa 74 milioni di barili in più dell’odierna produzione quotidiana mondiale. E per avere un numero adeguato di strade e di parcheggi, la Cina dovrebbe asfaltare 16 milioni di ettari di terra, un’area pari alla metà dei 31 milioni di ettari attualmente usati per produrre i 132 milioni di tonnellate di riso che soddisfano il bisogno annuale di un ingrediente base dell’alimentazione cinese […].
Se il consumo annuale di carta della Cina, ora di 35 kg a persona, dovesse crescere al livello americano di 342 kg, la Cina avrebbe bisogno di più carta di quanta ne produca il mondo intero. Così se ne vanno le foreste della terra» (L.R. Brown, “Eco Economy”, Editori Riuniti, Roma 2002, pp 41-42).

Se la guerra dei consumi provoca oggi enormi ingiustizie, l’attuazione della globalizzazione sarebbe catastrofica per la terra. Dunque non resta che convincere i paesi ricchi a rinunciare ai loro sprechi e ad aiutare i popoli poveri. Ma chi, o che cosa, li convincerà?


articolo del 20 gen 2004 da sito:
http://www.lagazzettaweb.it/Pages/rub_nat/2004/natural/r_natl_04-03.html

venerdì 2 marzo 2007

riflessioni su paradossi di merda

"Sul cachet della Hunziker, la bella paesanotta svizzera catapultata sul palco con gli abiti glamour (di cui uno da 290mila euro...), si è già detto abbastanza: 1 milione e 70mila euro. Su quello di Baudo pure: 700mila euro. E già questi basterebbero a far riflettere. Tant'è che pure il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha manifestato la sua «amarezza» per le cifre elargite da mamma Rai ai due presentatori. «Ma confrontare queste paghette d’oro con le pensioni da 400 euro o gli stipendi miserabili dei precari, sarebbe solo demagogia e facile populismo» commenta Aldo Del Luca su Il Messaggero. Sarà demagogia, ma siccome siamo a fine mese ed è ora di guardarsi in tasca, un pensiero viene...
Ma le spese non finiscono qua. Solo Penelope Cruz incasserà 250mila euro circa. I cantanti che partecipano alla puntata di stasera prendono intorno ai 20mila euro, cifra uguale per tutti, da Elisa a Gigi D'Alessio. Quelli che hanno partecipato ai duetti di ieri sera, invece, prendono "appena" 4mila euro. Stesso ingaggio anche per i membri della giuria di qualità (Barbara Palombelli, Alba Parietti, Massimo Ghini, Giancarlo Magalli, il dj Claudio Coccoluto, Serena Autieri e via dicendo). Ogni puntata del Dopofestival costa intorno ai 40mila euro e i comici beccano dai 5 ai 10mila euro, a seconda della popolarità. Totale? Siamo intorno agli 8 milioni di euro. Lo scorso anni la spesa ammontò a 13 milioni. Insomma, dicono gli addetti ai lavori, stiamo discutendo di aria fritta, abbiamo pure risparmiato. Beh, allora siamo contenti, no?
(Libero News)"
  • IO MI VERGOGNO,
  • MI VERGOGNO DEI VOSTRI SOLDI DI MERDA!
  • MI VERGOGNO DEL VOSTRO SILENZIO
  • MI VERGOGNO SAPENDO CHE IN AFRICA CON 100 EURO AL MESE SI SALVA UN BAMBINO
  • MI VERGOGNO QUANDO SENTO CHE UNO STRONZO PRENDE 1MILIARDO DI EURO PER 15 ORE DI SHOW E UN OPERAIO PRENDE forse 600 EURO LAVORANDO 10 ORE AL GIORNO.ALMENO IL SUO è UN LAVORO UTILE ALLA SOCIETà!
  • MI VERGOGNO DI TUTTE QUELLE PERSONE CHE NON VIVONO MA SONO DROGATE DA UNA SCATOLA A COLORI
  • MI VERGOGNO DI ESSERE UNA PECORA NERA TRA MILIONI DI SCHIAVI MENTALMENTE COSTIPATI DA UNA SOCIETà DI MERDA
  • MI FATE TUTTI SCHIFO, SCHIAVI DEL CONSUMISMO